Le tradizioni natalizie sono molto vive in alcuni borghi siciliani, dove si celebra la nascita di Gesù con presepi viventi che affascinano grandi e piccoli.
Fin dai primi secoli dell’era cristiana la nascita del bambinello ha avuto un posto speciale nell’iconografia sacra che, a sua volta, ha influenzato lo sviluppo del presepe da rappresentazione vivente a quella con figure scolpite. La storia vuole che il presepe sia “un’invenzione” di San Francesco risalente al 1223 e l’Ordine francescano ne favorì la diffusione fino ai grandi presepi napoletani mobili del Seicento, dove compaiono anche personaggi e luoghi laici come la taverna, il mercato, la fontana e i luoghi storici di Napoli.
In Sicilia, oltre alla terracotta, alla cartapesta e alla creta sono stati nel tempo utilizzati anche materiali preziosi come oro e corallo. Nell’800 nasce “il pastore” che rispecchia arti e mestieri oggi quasi scomparsi.
In alcuni centri come Custonaci, Sutera e Sperlinga è possibile ritrovare le atmosfere di un tempo e recuperare il patrimonio etno-antropologico delle più antiche comunità siciliane. Sperlinga, in particolare, è un borgo rupestre dove esistono antiche dimore troglodite scavate nella roccia di arenaria, risalenti anche al XV secolo a.C.. Il nome deriva da “spelunca” e qui, durante la guerra del Vespro nel 1282, una guarnigione francese resistette all’assedio aragonese per 13 mesi, come ricorda la lapide all’ingresso del castello: “QUOD SICULIS PLACUIT SOLA SPERLINGA NEGAVIT”, “Quello che piacque ai siciliani solo Sperlinga negò”.
Il paese si raccoglie ai piedi del castello proprio come un presepe, attraversato da stretti vicoli e stradine scoscese. I pochi abitanti – circa mille – parlano il dialetto gallo-italico, eredi dell’immigrazione dal sud della Francia e dal Nord Italia nel XI e XII secolo. Qualche anziana donna ancora produce le variopinte “frazzate”, rustici tappeti a disegni geometrici, realizzati intrecciando avanzi di stoffe multicolore.



