La paura e la speranza.
La gente dell’Etna vive e convive, da sempre, con la paura. È la paura di perdere le proprie cose, di vedere cancellata la memoria personale e familiare, che fa chiedere a gran voce un miracolo, una grazia speciale, un segno della misericordia divina.
Nell’intrigo violento di paure e passioni che si scatenano all’arrivo di un’eruzione può capitare di non sapere più distinguere tra gli atteggiamenti di fede spontanea e quelli dettati dal bisogno di esorcizzare il Male. Durante l’eruzione si getta acqua santa sui campi e sulle case; a pericolo scampato si attivano riti di ringraziamento che vanno dal pellegrinaggio sul luogo del “miracolo” alla costruzione di edicole ed altarini votivi. Nell’antica tradizione cristiana, infatti, il pellegrinaggio rappresentava un viaggio interiore per ritrovare Dio e rimetterlo al centro della propria esistenza.
L’Etna, per la fertilità del suo suolo, ospita un’infinità di paesi, villaggi e anche grandi città; la capacità di convivere con il vulcano è diventata un’esigenza primaria per migliaia di persone da affrontare giorno per giorno, ora dopo ora.
Il ricordo, invece, permette di conoscere il passato, le abitudini, le tradizioni, la capacità di sopravvivenza degli antichi, pronti a cogliere i segnali ed i suggerimenti che la Natura trasmette.

Pellegrinaggi sul fuoco e sulla lava
Di fronte al maestoso spettacolo del vulcano anche l’uomo più scettico viene colto da un sacro timore: tramonti rosso sangue, distese di nero deserto di lava, picchi aguzzi come guglie di cattedrali gotiche, pennacchi di fumo, emissioni di esalazioni sulfuree accompagnate da un acre odore di vetriolo e il vento, un vento forte e potente che fischia e si insinua tra i costoni taglienti e le siepi di ginestra.
Per i greci, i filosofi, i poeti questi spettacoli naturali rientravano nel potere divino del vulcano e generavano un timore sacro tra gli abitanti, da esorcizzare attraverso la fede disperata e potente per contenere e ricacciare la terribile linfa di fuoco della montagna che vive.
Sull’Etna esistono molti luoghi sacri dove la religiosità popolare si manifesta in tutta la sua portata, specialmente per ciò che riguarda la tradizione molto antica che attribuiva al Velo rosso di Sant’Agata un potere miracoloso contro le eruzioni, come rappresentato su molte tele dell’iconografia della Santa.
Il Velo di Sant’Agata nei secoli è stato più volte portato in processione per fermare la furia della lava, a partire dall’eruzione del 252 fino al terremoto del 1908. La reliquia è conservata in uno scrigno d’argento all’interno del Duomo di Catania e, secondo la leggenda, fu utilizzato per coprire la Santa durante il martirio.



